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25 aprileDiscorso del commissario per la celebrazione del 25 Aprile.

 

 

Per le note vicende amministrative del Comune di Samone, tocca a me, in qualità di Commissario Straordinario, rappresentare la comunità samonese nella celebrazione del XXV Aprile.

Una data particolarmente significativa quest’anno, perché ricordiamo quasi contemporaneamente due avvenimenti fondamentali della nostra storia unitaria: i 70 anni dalla liberazione e, tra un mese, i cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale.

Sono solo 30 anni a dividere queste 2 date, ma sono 30 anni in cui il mondo è completamente cambiato e l’Italia più di altre nazioni.

Purtroppo, però, non sempre la memoria di quanto accaduto fa parte del nostro bagaglio culturale, soprattutto tra le generazioni più giovani. Come dice Hobsbawm in un suo famoso saggio “IL SECOLO BREVE” :” …la maggior parte dei giovani è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono”.

Questo è un grande problema, perché bisogna che sia vivo e presente il valore di queste date così importanti per la nostra identità di Nazione, se non si vuole rischiare il ripetersi dei tragici errori del passato.

Nel 1915, contro la volontà della maggioranza della popolazione e del Parlamento, l’Italia si è trovata in guerra a causa di una forzatura della monarchia, come dice lo storico Luciano Canfora: “quasi un colpo di stato del Re… il primo colpo di stato del Re, prima della marcia su Roma, dell’ ottobre 22”. E così l’Italia entra“… in quell’avventura che sarà poi la matrice del fascismo”.

La prima guerra mondiale ha fatto prendere coscienza a milioni di giovani di essere Italiani, ma lo ha fatto nel peggiore dei modi, mandandoli a morire in battaglie senza senso, agli ordini di generali incapaci e arroganti per i quali la vita dei soldati non contava nulla. Basta guardare le lunghe file di nomi sulle lapidi di tutti i nostri paesi per rendersi conto del dramma che è iniziato quel 24 maggio 2015.

Finita la prima guerra mondiale, 20 anni di fascismo in cui la retorica della guerra era uno dei pilastri propagandistici del regime portarono l’Italia verso un’altra catastrofe: la seconda guerra mondiale, la persecuzione degli ebrei, degli zingari, di tutti gli oppositori al regime, la disfatta del nostro esercito, l’occupazione tedesca, la deportazione, gli eccidi di intere comunità, la guerra civile…

Il XXV APRILE di 70 anni fa, dopo due anni di dura lotta, il CLNAI ordinava l’insurrezione generale e i partigiani liberarono le città del nord: il nazifascismo era sconfitto, l’Italia era libera!

Da questa grande e dolorosa esperienza nasceva l’Italia repubblicana, uno Stato nuovo, in cui le masse popolari sono chiamate a gestire il potere e non più a subirlo e in cui Libertà, Uguaglianza, Pace e Lavoro sono valori scritti a caratteri cubitali nella sua Costituzione, frutto dell’incontro delle culture che hanno ispirato e guidato gli uomini della Resistenza: la comunista, la socialista, la cattolica e la liberale.

Questa Costituzione è più che mai attuale e quando si parla di modificarla sarebbe opportuno ricordare che non si tratta di cambiare una leggina a colpi di maggioranza, ma si sta parlando della nostra casa comune.

Dalle ceneri e dalla distruzione della guerra, non è nata solo una nuova Italia, ma anche – almeno per le menti più illuminate- una nuova Europa. Jean Monnet (uno dei padri fondatori dell’idea europea assieme a Schuman, De Gasperi, Spinelli e tanti altri) già nel 1943 diceva “…non ci sarà la pace in Europa se gli stati saranno ricostruiti sulla sola base della sovranità nazionale….le nazioni europee devono costituire una federazione….”.

Certo però non pensava ad un’Europa dei finanzieri, con gli stati forti economicamente che dettano legge sui più deboli, e neanche ad un’Europa che non sa farsi carico del dramma umano dei migranti. Se non si riuscirà a creare l’Europa dei popoli, se la politica non avrà la forza di imporsi sulle logiche finanziarie, se si allontana la prospettiva di un’Europa federale, è la stessa pace così faticosamente costruita a rischiare. Quanto accaduto nella ex Jugoslavia e oggi in Ucraina stanno lì a ricordare che la pace non è per sempre, ma una conquista continua.

Noi veniamo da 20 anni durante i quali l’ha fatta da padrone il disprezzo per i valori etici della politica, l’affermazione dell’arroganza del più ricco e del più forte, l’identificazione dell’interesse personale con quello collettivo.

Bisogna ritornare ai valori della Costituzione, ai valori del XXV Aprile alla politica intesa come impegno civile e nobile.

Questo è il modo di onorare chi per la nostra libertà è caduto.

VIVA LA RESISTENZA

VIVA L’ITALIA.